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September 18 Crimson ch.3 - My Name, My HellIl nome può essere comune o proprio.
Nel primo caso ci si può riferire ad una "classe" di cose, animali, persone e via dicendo, in modo generico e semplice.
Nel secondo caso invece, ci riferiamo a qualcosa di individuale..
Il proprio nome indica un individuo.
Il proprio nome indica una storia.
Un passato. Presente. Futuro.
Pensieri. Azioni. Dubbi.
Gioie. Dolori.
Vita.Morte.
Ma come in ogni regola, ci sono eccezioni.
Ci sono individui senza nome e individui che hanno un nome che non sentono appartenergli..
Passati che non riconoscono, Presenti che non vivono, Futuri che non vedranno.
Pensieri mai fatti, Azioni impreviste, Dubbi non loro.
Gioie dolorose, Dolori gioiosi.
Vivere per poter morire.
Morire per aver vissuto.
"Il bastardo ha colpito ancora"
Fu questo l'esordio del miliziano, il tipico miliziano con la faccia da duro per via dei suoi lineamenti spigolosi e lo sguardo incattivito, reso ancor più grezzo dalla smorfia che sembrava essersi incollata sulla faccia. "La situazione è grave... Cercate di mobilitarvi, non possiamo lasciare libero un individuo del genere! Un pazzo va in giro ad uccidere la gente come se stesse comprando sigarette!!! E' inammissibile!"
"Signor sindaco... ha i capelli rossi e gli occhi color giada, porta con sè un revolver con il marchio DR secondo quanto dicono alcuni testimoni... tiene un braccio nascosto sotto il mantello... e ha un berretto con delle fiamme disegnate sopra......" l'esposizione del miliziano venne contornata da un tono di voce più basso, un tremito percosse entrambi a immaginare quella descrizione mentre mille e più pensieri si accumularono nella testa di entrambi "No...MA.....Non può essere! L'incidente di 15 anni fa allora?!" "Signor sindaco... Si ricorda cosa disse il vecchio Hermes, quel giorno?" "NON VORRAI CREDERE ALLE PAROLE DI UN PAZZO, JONES?!".
Lo sbotto del sindaco interdette il miliziano Jones per qualche istante, prima di riprendere a ricordare l'accaduto oramai sepolto dalle sabbie del silenzio "..Non c'è odio, non c'è amore.. solo un Diavolo che brucia, nel dolore.. rabbia e rancore, al suo corpo dan ardore... all'anima un nuovo bagliore.".
Rabbrividirono entrambi a quelle parole che solo a pronunciarle davano un senso di inquietudine, di paura che qualcosa potesse succedere da un momento all'altro, una bestia pronta a colpirli entrambi.. Ma nulla di ciò accadde, solo un lieve venticello che diede un altro tremito alla schiena del sindaco "...dici che possiamo fermarlo?" "non lo so.. lo scopriremo quando lo troveremo".
La porta fece tintinnare le campanelline all'ingresso, finalmente un cliente.
"Buongiorno come posso ser...." si bloccò all'istante appena lo vide, erano passati degli anni dall'ultima volta ma i suoi occhi erano rimasti gli stessi, quegli occhi non voluti che marchiavano un segno sulla pelle..
"Vecchio, non ti ho ancora sparato e già non parli più?" sorrise sarcastico il ragazzo, appoggiando il suo berretto con le fiamme sul bancone, i suoi capelli rossi sparati al vento come al solito. Non era cambiato.
"Non posso crederci.. ti sei fatto un uomo a quanto vedo e la cosa mi rallegra molto... Ma... sei tornato da poco e già hai creato dei danni." ammunì il vecchio negoziante, scuotendo la testa "..uccidere a caso non risolverà i tuoi problemi" "Non sono affatto uccisioni a caso e lo sai anche tu" il giovane era del tutto contrario al giudizio del suo vecchio amico, ma nei suoi occhi non c'era la convinzione di chi ha ragione e sotto sotto, sapeva che la ragione non l'aveva nemmeno sfiorata.
"..E chi hai ucciso? Un teppista che picchia un negoziante e una meccanica nota per essere la baldracca del paese. Capisco la tua rabbia e il tuo dolore, ma non è uccidendo la gente che risolverai le cose..." sospirò il vecchio ".. non potevi fare come tuo padre? Lui scriveva belle storie, romanzi.. potevi proseguire il romanzo che aveva iniziato, quello che parla di .. oddio come si chiamava.. Axel Farmer sì, quello del ragazzo coinvolto con la mafia e di quell'altra ragazza, che i due si innamorano.. Scrivere, ecco cosa dovevi fare" "Mio padre non scriveva romanzi, mio padre scriveva VISIONI! QUELLE ERANO COSE VERE, JOVAN! E' MORTO PER QUESTO!".
Il silenzio calò funereo nella sala, mentre i due vennero avvolti da un'atmosfera malinconica ricordando ciò che successe quel giorno come se fosse accaduto il giorno prima..
Giornata di sole, il solito dannato caldo assassino delle prime ore pomeridiane..
C'è peggior momento per qualcosa di indiscreto? Ovviamente no. Ma accadde..
Arrivò "egli".
Ricordi appannati dalle lacrime di sangue, la "luna" lo colpiva più volte..
"egli" svanì con un paio di balzi.
Nemmeno lei potè qualcosa, non era abbastanza forte nonostante la rabbia.
"Non saprò mai rispondere alla tua domanda, ragazzo." concluse Jovan, intristito dal brutto ricordo che riemergeva nella sua mente "Non preoccuparti.. la troverò da solo. Piuttosto, dev'esserci qualcosa per me che mi lasciò in dono una persona.. Mi serve." a quelle parole il vecchio Jovan non rispose nemmeno, andò nel retro bottega invitando il giovane a seguirlo con un gesto della mano "Non ha perso il filo in 15 anni. Nemmeno dopo quell'incidente.." Jovan prese una lunga scatola di legno da uno scaffale, la aprì con estrema cura e delicatezza "Guardala.. è come nuova."
Era una katana. Il suo fodero era rosso con delle decorazioni nere, in legno, con una catena per portarla a tracolla o alla cintura a seconda della dimestichezza dello spadaccino che l'avrebbe brandita, mentre l'elsa e il manico erano in avorio dipinti anche quelli con tonalità di rosso fiammeggiante. Solo la lama contrastava con tutto, di quell'acciaio quasi bianco..
"Perfetta.." il ragazzo si avviò all'uscita ringraziando Jovan, armato anche di una katana che sembrava fosse sua da sempre "Ehi aspetta..... come devo chiamarti ora? Chi sei?" chiese il vecchio all'improvviso.
Non si aspettava quella domanda, ma il tono della sua voce si fece più cupo "..Non provo odio o amore.. Sono un Diavolo che brucia, nel dolore..rabbia e rancore, al mio corpo dan ardore.. e alla mia anima, un nuovo bagliore. Io sono il Diavolo Rosso. Adiòs." ringhiò uscendo dalla porta, svanendo nel bagliore del tramonto..
"Che strage.."
Uscì una voce dalle tenebre "mi sono risvegliato tardi" l'uomo si guardò in giro, avvicinandosi poi ad uno specchio. Era un uomo sui 30 anni e più, dal fisico ben piazzato.. e una cicatrice a forma di cerchio in mezzo alla fronte.
"Chiunque sia stato a portarmi all'obitorio non dev'essere proprio un santo.. ma dev'esserci qualcun altro qui.." ispezionò la sala, c'era un altro lettino a fianco al suo, le tracce di sangue e morte partivano proprio da lì, la puzza di omicidio. Le urla di quei medici straziati dal dolore che riecheggiano nella mente concentrata dell'uomo.. La causa era lì.
"...Mi sono svegliato tardi".
C'era solo un'etichetta sul lettino vuoto:
Christy Gam. September 14 Crimson ch.2 - A guy with Red HairVolti.
Angeli e Demoni possono assumere diversi volti, simili tra loro o totalmente diversi..
Non importa.
L'uomo invece ha solo un volto, non può cambiarlo in alcun modo..
Il peccato.
Ma non è un volto a designare l'essere che lo possiede, si possono trovare Angeli col volto di un sadico assassino
così come Demoni col volto del più timido dei bambini, si mimetizzano.
L'uomo, che non ha altri volti, può solo tentare di proteggersi per non cadere nel tranello.
Paura, che lo porta ad agire senza pensare.
Ma ci sono uomini, le cui azioni sono difficili da comprendere anche per Angeli e Demoni.
Torkon Camp proseguiva la sua routine noiosa e meccanica, con il solito afa che regnava incontrastato cui oramai gli abitanti della cittadina erano abituati, le solite facce in giro che oramai si conoscevano da una vita, i soliti problemi da due soldi..
Il giorno prima però era successo qualcosa che non era mai successo prima, si parlava di stranieri, di botte e di una sottospecie di rapina autorizzata dallo stesso commerciante, sembrava qualcosa di incomprensibile.
"Sì sì parlo di Burt! Ha la faccia tumefatta, lividi ovunque, ferite in bocca.. è ancora più raccapricciante!" spiegò quasi con entusiasmo il giovane, agitando le braccia come un forsennato tanto che sembrava fosse un miracolo invece di un triste pestaggio ai danni di un commerciante.
"Ok ok ho capito, ma chi è stato?"
"Non ne ho idea, parlano di due stranieri.. uno di loro ora è un cadavere all'obitorio, un uomo sulla trentina piuttosto forzuto, non so altro riguardo lui"
"E dell'altro straniero, che dici?" si fece avanti una donna avvenente, vestita con abiti da meccanico e la maglietta sbottonata al punto giusto da creare una scollatura ipnotica per qualunque uomo, tant è che i due giovani rimasero per un attimo in silenzio con gli occhi che puntavano là dove voleva lei. Non si vedeva spesso nel bar del vecchio Frank.
"Allora, ragazzi?" riprese sorridendo, la ragazza.
"Ehi Christy.. eheh..Beh... non si sa molto a dire il vero... ehm... si dice che sia un uomo più giovane, forte quanto un bufalo.. ha sparato all'altro straniero con un revoler! Capisci? Un RE-VOL-VER!... AH! Pare che Burt abbia notato il suo cappello, dice che aveva dei colori piuttosto vivi ma era già troppo malconcio per distinguerlo" spiegò tutto d'un fiato uno dei due, mentre l'altro oramai era perso in pensieri strani così come il suo sguardo oramai fisso su un punto ben definito, ma fu distratto dal suono delle campanelline attaccate all'ingresso, suonavano ogni volta che entrava qualcuno.
Era un uomo, indossava un cappuccio e si intravedeva un berretto con le fiamme disegnate sopra.
"Ehi... ragazzi...?"
Si accomodò al bancone, come se nulla fosse, scoprendosi il cappuccio e appoggiando il berretto sul bancone rivelando il suo volto.
Era un uomo piuttosto giovane, probabilmente intorno i 24-25 anni, una carnagione lievemente abbronzata per via del sole del Kurusaan ed una stazza robusta, tipica di un soldato o di un miliziano, indossava degli abiti pratici: pantaloni di cuoio e jeans con degli strappi, una maglietta bianca con una giacca di pelle rossa, delle scarpe bianche con strisce rosse e nere tipiche dell'ovest, e un guanto di cuoio con delle placche di ferro, l'altro braccio era coperto dal mantello che indossava col cappuccio ma che lasciava intravedere la fodera del revolver.
Nonostante il revolver indosso, le cose che colpirono i presenti nel bar di Frank furono due e furono le più strane: i suoi occhi, color giada come quelli di un gatto ma dalle pupille rotonde; e i suoi capelli, rossi e disordinati come una fiamma mossa dal vento.
"Vecchio.. dammi da bere."
Il barista non se lo fece ripetere due volte e gli offrì un bicchiere di una bibita con del ghiaccio, invitava a bere anche chi non aveva sete col caldo maledetto che c'era.
"..vecchio..." rispose il ragazzo afferrando il barista per il colletto "Hai una seconda possibilità, proprio perchè ho già dato il mio contributo alla comunità con un altro stronzo.. dammi-da-bere".
Lasciò la presa sul barista, che rimase scosso per la reazione di quel cliente estraneo al punto che iniziò a frugare tra le bevande e gli alcolici in modo da trovare qualcosa che potesse accontentare quel tizio senza che creasse problemi: forse era lui, lo straniero.
"Perchè non prepari un Cherry Lie, Frank? Sono sicuro che un tipo così potrebbe apprezzare"
Si sedette a fianco dello straniero, la sexy meccanica che tanto faceva impazzire i clienti presenti nel bar tranne lui che nemmeno la degnava di uno sguardo "..è un alcolico, extranjero, sono sicura che ti potrebbe piacere.." proseguì la ragazza, avvicinandosi al suo volto con voce più bassa e suadente, mentre oramai la <scollatura> lasciava praticamente vedere tutto.
"Ecco.. un Cherry Lie" esordì il barista appoggiando il bicchiere di fronte al rosso straniero.
"Assaggialo.. dai" incitò a bassavoce lei
Lo straniero, di tutta risposta, prese il bicchiere e lo mise davanti a Christy senza nemmeno rivolgerle uno sguardo "...vai a tapparti quella fogna di bocca con l'uccello di uno di questi ubriaconi che tanto ti sbavano dietro, prima che IO ti faccia assaggiare qualcos'altro"
Quella risposta lasciò sbalorditi tutti i presenti e la ragazza, visibilmente turbata, si lasciò tradire da una goccia di sudore che dolcemente scivolò lungo la sua guancia per poi cadere sul bancone, sibilando ed emettendo un filo di fumo appena percettibile.
La sua risposta, fu un grugnito tutt'altro che femminile e simile a quello di una bestia con seri problemi respiratori "..C..Cosa?!"
"Oggi è il tuo giorno fortunato.. hai vinto un viaggio per l'inferno" disse lo straniero, voltandosi verso la ragazza
"Cosa stai farneticando?! Sei pazzo?!?"
Lo straniero colpì violentemente la ragazza con una manata sbattendola a terra, si alzò lentamente avanzando verso la ragazza stesa a terra "Sono sicuro che un buco in testa ti donerebbe, ma non prima di averti resa partecipe del mio hobby" finì la frase con un violento calcio nello stomaco che scaraventò la ragazza contro un tavolo, prima di venir bloccato da un gruppo di uomini presenti nel bar "Basta! La stai ammazzando!" "Sei forse pazzo?!? Ad una ragazza poi!"
Intanto lei si stava già rialzando, lentamente, cercando appiglio nel tavolo per rimettersi in piedi mentre con una mano si teneva lo stomaco dove aveva appena ricevuto il colpo, mugolando per il dolore.
"Allora devo prendervi a calci nel culo tutti, ho capito" lo straniero si scansò all'indietro, prima di ripartire verso il gruppo di persone che tentava di fermarlo atterrandone uno, spingendo per terra un altro, facendone cadere altri due.
Si liberava con estrema facilità di ognuno di loro, fino a giungere davanti a lei per colpirla nuovamente con un pugno sul viso che la fece volare contro altri tavoli, probabilmente le aveva anche rotto il naso per il colpo ma sembrava che la cosa continuasse a lasciarlo totalmente indifferente, forse divertito, ma si avvicinò di nuovo a lei sollevandole il viso dolcemente tenendola per il mento con la mano "...chi....chi sei?" disse lei con un filo di voce, mentre il sangue le usciva dalla bocca.
"...La Muerte"
Sfoderò il revolver, ornato e di quel nero come la pece, una semplice sigla. DR.
Un altro tuono a Torkon Camp nella fronte di una ragazza, fu quello l'arrivederci del pazzo dai capelli rossi prima di riprendere il suo berretto dimenticato sul bancone.
Quando uscì dal bar, ripose il revolver decorato nella sua fodera "..Dio.." mormorò, mentre la milizia si avvicinava di corsa guidata da uno dei clienti del bar, inseguendolo fino ad una stradina stretta imbracciando le armi.
Ma era tardi..
Lui si era già dileguato. September 13 Crimson ch.1 - WorldSi dice che i demoni siano angeli caduti..
Traditori del cielo, esseri meravigliosi corrotti da quello che comunemente definiamo "male".
Lussuria, avarizia, peccati capitali.
O morte, omicidio, sete di sangue..
Il Male.
In ogni sua forma.
Si dice che questi esseri esistano, battagliando con gli angeli in un mondo che non appartiene
a nessuno dei due, ma che li ospita entrambi insieme a coloro che cercano la sopravvivenza..
Gli uomini.
Stremati, si avvalgono di ogni mezzo per sopravvivere, qualunque sacrificio, qualunque cosa
per avere uno spiraglio di vita in più, in mezzo ad una guerra che non è loro ma desiderando la vita di chi la combatte..
Ma potrà mai un uomo divenire un angelo?
..o un demone?
Era una giornata afosa come al solito in quel di Torkon Camp, un piccolo paese di periferia avvolto dalla sabbia dorata del Kurusaan, un deserto piuttosto vasto nelle regioni centrali oramai senza un nome o bandiera.
Non vi era alcun governatore o sovrano che sia, nemmeno una tale anarchia da renderlo un paese da bassifondi, semplicemente ogni città o paese si faceva i fatti suoi e si autogovernava in maniera più o meno discreta, con proprie regole, propri soldati, propri beni e ricchezze...
Ma al tempo stesso, come una foglia, sarebbe bastata una leggera brezza a spazzare via il tutto, viste le scarse tecnologie di cui erano dotati in quelle regioni.
Alla gente tuttavia ciò non importava, specialmente a Torkon Camp, dove più che zoticoni non vivevano.
Le strilla dei bambini che giocano a rincorrersi, le donne impegnate nel mercato o nei lavori agricoli piuttosto che casalinghi, gli uomini sempre fuori per svolgere i lavori più pesanti in cantieri o trasporti o ancora nella milizia; per quanto sembri strano che un paese nel deserto possa vantare funzioni fuoriluogo come l'agricoltura, c'è da dire che l'avanzare della tecnologia, per quanto rudimentale rispetto ad altri paesi, ha permesso di eliminare i limiti climatici e geologici che un tempo impedivano cose oramai all'ordine del giorno, mutando geneticamente le piante o gli animali per esempio. O sfruttando energia prodotta da sorgenti naturali come il sole o il vento.
Si erano risolti un sacco di problemi, così come se ne erano creati altri. E ora, il mondo, è ridotto all'ombra di un futuro che si sperava, specialmente per via di guerre inspiegabili.
Non tra nazioni, non tra governi, ma tra "esseri" che hanno sconvolto l'equilibrio già in bilico da tempo e che ora hanno solo portato alla rovina di una umanità già nell'oblio per i suoi problemi..
La cosa peggiore però, nonostante il tempo oramai passato, è che quello fu solo l'inizio.
"Quanto valgono?"
L'uomo, seduto dietro al bancone, scrutò con attenzione le cianfrusaglie con quell'aria da intenditore finto, sceneggiando con smorfie e grugniti disgustati come faceva suo solito, mascherandosi dietro gli enormi baffoni e dalla mano sinistra.
Assumeva le tipiche pose da intellettuale degne di un brutto telefilm, si vedeva lontano un miglio che avrebbe tentato una truffa.
"Credo che questa roba valga una razione per una settimana, è usurata. E vecchia." rispose, con voce rauca
"Forse non hai capito.. ho detto: quanto valgono?"
Il commerciante fece un'espressione di sufficienza, sospirando leggermente "posso aggiungerti qualche rivista o magari un bel paio di occhiali da sole, sempre se tu non vivi con indosso quel cappuccio amico".
Il suo interlocutore rimase per un attimo immobile, un attimo tanto breve che la sua mano aveva già afferrato la faccia del commerciante con violenza sollevandolo dalla sedia.
"Voglio del denaro per questa roba, guevòn"
"Ehi ehi amico calma, parliamone!"
"..sono stanco di ripetere le stesse cose, forse dovrei divertirmi un po' per fartelo capire"
Finì quella frase tirando a sè il commerciante che rotolò a terra perdendo l'equilibrio, iniziò a tremare spaventato, in fondo era un uomo di una certa età e a giudicare dalla mole flaccida, non era così agile da poter scappare velocemente per chiedere aiuto.
Sperare. Avrebbe sperato nella buona sorte e pregato.
"Ti prego non farmi del m..!"
Non finì la frase senza prendersi un calcio sotto al mento che lo scaraventò di nuovo per terra, gli sanguinava la bocca ora.
"Voglio il dinero, amigo"
"PRENDILO! PRENDILO PURE! MA NON FARMI DEL MALE TI PREGO"
"Sai.. lo prenderò. Ma non prima di averti lasciato qualche segno" disse ghignando quell'estraneo, così divertito dal suo gioco sadico che non si accorse nemmeno che nell'emporio era entrata un'altra persona, un giovane uomo coperto da un cappuccio.
Aveva indosso anche un berretto con delle fiamme disegnate sopra, piuttosto originale.
Se ne stava lì ad aspettare al bancone mentre il pestaggio continuava tra le risate dell'aggressore e i gemiti di dolore del commerciante, come se non stesse succedendo nulla di tutto ciò, come se quel commerciante non stesse tendendo la mano verso di lui in cerca di aiuto e come se quell'aggressore non lo stesse puntando come una prossima vittima.
No.
Ad un tratto esordì in tutta tranquillità "Visto che stai per morire, prenderò queste sigarette e delle razioni...", si avvicinò a degli scaffali più a destra e si rifornì di ciò che aveva appena detto: razioni e sigarette.
La sua tranquillità fermò il pestaggio, quell'uomo si girò con aria inferocita, si potevano vedere le contrazioni dei muscoli del collo come se avesse fatto uno sforzo mastodontico, ma c'era qualcosa di diverso.
Non era affatto uno sforzo.
"Eheheh... bravo.. sparisci"
Quel ragazzo si voltò per l'ennesima volta, per l'ultima volta.
"....parlavo con te."
Fu un fulmine.
Quel pugno colpì in pieno volto l'aggressore che volò fuori da una finestra, infrangendola in pezzi per il volo causato da quel pugno che nemmeno aveva visto, ma lo sentiva.
La mascella era stata sfondata, ma lui non sentiva dolore in quel momento, troppo su di giri per accusare il colpo.
"Uvhvgn nanfh gugha"
Lo colpì un calcio nello stomaco e un altro pugno che lo fece rotolare a terra, il ragazzo si muoveva con una tale tranquillità e sicurezza che sembrava non avesse fatto altro nella vita, aveva una forza straordinaria e una freddezza incredibile.
Sfoderò una pistola, un revolver, puntandolo alla testa dell'uomo.
Il resto, fu solo un lago di sangue e le urla di una donna che aveva assistito alla scena.
Quando rientrò nell'emporio il commerciante era nascosto dietro al bancone, tremava come una foglia e sbirciava il ragazzo con un certo timore, non era normale una persona che assiste ad un pestaggio e uccide l'aggressore.
Era uno straniero, si vedeva dalle sue scarpe bianche con righe nere e rosse, marca dell'ovest.
"Quanto ti devo?"
"Niente niente! Prendi quello che vuoi e vai via!"
"..non mi piace chi usa un tono così sgradevole"
Il ragazzo prese ciò che gli serviva tra razioni, sigarette, giornali e cianfrusaglie varie, si era rifatto l'inventario da viaggio in un batter d'occhio senza dover spendere nemmeno un soldo...
E prese a calci il commerciante prima di uscire. |
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